| Titolo | CASTIGLIONE GARFAGNANA |
| Categoria | Città |
| Argomento | Generale |
| Stato | ITALIA |
| Citta | CASTIGLIONE GARFAGNANA |
| Indirizzo | |
| Cap | |
| Provincia | Lucca |
| Nome Alternativo | |
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| Recapiti | |
| Url | |
| Data Inizio | |
| Data Fine | |
| Ricorrenza | |
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| Costi | |
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| Documenti | |
| Pubblicato da | Sovrana |
| Fonte | TSCITTA2 |
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Baluardo difensivo di estrema importanza fin dall’antichità, Castiglione, dopo un burrascoso rapporto con Lucca che lo rase al suolo nel 1227 e nel 1277, diventò uno dei centri più fedeli alla dominazione lucchese, tanto che nel Quattrocento, con Minacciano, costruirà una sorta di enclave di Lucca in territorio Estense. Tale situazione permase fino all’Ottocento, quando Castiglione passò al Ducato di Modena. Le mura che circondano il paese sono interamente conservate fino ai giorni nostri; seguono l’andamento di un quadrilatero irregolare con torri sugli angoli e a lato delle porte. Nella parte alta del paese sorge la rocca, più antica, risalente al XII secolo. Importante la chiesa di San Michele (secolo III) sia per la pregevole facciata che per le opere conservate al suo interno, tra cui una Maestà del 1389 di Giuliano Simone da Lucca. A Castiglione, il Giovedì Santo, si svolge la ‘procession de’ Crocioni’ durante la quale il penitente, la cui identità deve rimanere sconosciuta a tutti tranne che al sacerdote e al capo della confraternita locale, si veste con un abito bianco con cappuccio e corona di spine, e imbracciata una pesante croce di legno, attraverso tutto il paese trascinando le catene chel gli imbrigliano i piedi. Lo accompagnano alcuni membri della Confraternita vestiti da guerrieri romani che lo salvaguardano dagli sguardi dei più curiosi. Chiude il corteo un altro personaggio, il Cireneo, che di tatno in tanto, allevia il penitente dalla fatica della croce. Del comune fa parte l’antico centro di San Pellegrino in Alpe cui si arriva, superati i paesi di Chiozza e Campori, percorrendo la tortuosa e ripida via Randelli. La storia del paesino inizia con un documento del 1110 in cui si dice che Monatto, figlio di Albizio, di Castiglione donò tutte le sue proprietà al rettore dell’’Hospitale di San Pellegrino, ente caritativo già organizzato e funzionante. L’Ospizio acquistò via via più importanza sia per la sua posizione strategica a confine tra la Toscana e l’Emilia, sia per la sua utilità pratica: la zona era assediata dalla neve per otto mesi l’anno e molti viandanti, in questo rifugio, potevano ripararsi dal gelo. Il passo era frequentato, in tempo di guerra, da soldati e, in tempo di pace, da mercanti e da pellegrini che, soprattutto del secolo XIII, sempre più numerosi si recavano a Lucca per la presenza del Volto Santo. Ben presto, tuttavia, anche San Pellegrino si trasformò da semplice luogo di passaggio in meta degna di pellegrinaggio. Si diffuse infatti la devozione nei confronti di un santo misterioso e leggendario, Pellegrino appunto, figlio di Romano, re di Scozia, e del suo compagno. L’ancora più misterioso Bianco. Di ritorno da Gerusalemme, pellegrino si era fermato in questi boschi compiendo miracoli straordinari e vivendo nelle caverne del luogo. Morì a 97 anni e venne ritrovato in mezzo ad una moltitudine di animali e vicino ad una scorza di faggio su cui era scritta la sua storia. Ancora oggi il santuario di San Pellegrino in Alpe accoglie e venera i corpi dei due santi nella bella chiesa, ricca di opere di Matteo Civitali. L’antico ospedale, in completo abbandono agli inizi del nostro secolo, venne riportato a nuova vita da un prete, don Luigi Pellegrini, che, con pazienza e passione, lo ha trasformato nel Museo della campagna e della vita di ieri, oggi dedicato alla sua memoria. Il Museo raccoglie un cospicuo numero di oggetti (circa tremila) di produzione locale legati al lavoro agricolo, pastorale e artigiano di questa area montana. Naturalmente una sosta a San Pellegrino è giustificata anche dal bellissimo panorama che di quassù si ammira e che si estende dal Cimone al Libro Aperto e al Monte Giovo; e, se si è fortunati, può capitare di vedere anche il famoso ‘mare di nebbia’ che copre le vallate sottostanti.
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