| Titolo | DOLO |
| Categoria | Città |
| Argomento | Generale |
| Stato | ITALIA |
| Citta | DOLO |
| Indirizzo | |
| Cap | |
| Provincia | Venezia |
| Nome Alternativo | |
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| Recapiti | |
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| Data Inizio | |
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| Ricorrenza | |
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| Costi | |
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| Pubblicato da | Sovrana |
| Fonte | TSCITTA2 |
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Con la caduta dell'impero di Bisanzio cambiarono gli equilibri in Oriente. Si affermò la potenza turca. Il commercio veneziano, a causa della nuova concorrenza e dei rischi derivanti dalla pirateria, richiese sempre più l'appoggio e la garanzia di proprietà immobiliari. Aumentò, perciò, l'investimento fondiario. Una nuova attenzione verso la terraferma fu sollecitata anche dalla sconfitta veneziana ad Agnadello (1509) ad opera della Lega di Cambrai. La sconfitta rese evidente la necessità di garantire la salvaguardia delle province interne fortificando le loro città, di riorganizzare la loro amministrazione, di valorizzare i territori, di rendere sempre più funzionali le vie terrestri e fluviali. Da non dimenticare, poi, l'apertura dei mercati occidentali, le rotte commerciali con il Nuovo Mondo, che obbligarono Venezia a rivedere gradualmente la sua politica economica. E' in questo contesto che nasce e si sviluppa la civiltà delle ville in terraferma e si inquadra la storia di Dolo. Venezia assoggettò il territorio dolese a seguito della caduta di Padova, che ne aveva la giurisdizione, nel 1405, assicurandogli quattro secoli di pace. Sull'origine del nome si sono avanzate numerose ipotesi. Qualcuno afferma che appaia in una pergamena del 1241. Altri lo collegano al fatto che qui, verso la seconda metà del '400, Venezia inviasse persone macchiate di colpe, indesiderate. Oppure c'è chi rimanda ai nomi di famiglie facoltose e influenti, come i Dauli o i Dotto. E ancora: Dolo come contrazione del nome della centrale isola Dandolo, dove sorgeva un oratorio prima e la chiesa poi. Il primo intervento importante della Repubblica Serenissima, dopo il taglio del Brentone verso Codevigo (1448-1507) dagli esiti discutibili nei confronti dell'equilibrio idrografico del territorio e del quale rimane oggi soltanto l'argine sinistro (strada provinciale Dolo-Corte-Chioggia), fu la costruzione dei Molini (terminati nel 1551-52). L'idea era nata in seguito ad un sopralluogo per controllare il Brentone, nel 1543. I Molini dettero un enorme impulso all'economia e alla demografia di Dolo (che tra l'altro, fu zona risparmiata dalla peste che colpì la regione nel 1576. Dolo divenne, gradualmente, il paese più importante della Riviera. I Molini, cento metri più a valle lo Squero cinquecentesco, le Porte, accesso acqueo che immetteva nel cuore di Dolo (bacino ora interrato ma visibile): testimonianze di uno stretto e importante rapporto con la via fluviale e della centralità economica e commerciale di questa cittadina. Da Dolo partiva la Seriola (ora fiumicello secondario), acquedotto seicentesco della Serenissima che traeva l'acqua dal Brenta. Una spessa struttura muraria presenta una facciata in conci di piestra d'Istria dove si legge "HINC URBIS POTUS": era la presa della Seriola. L'attenzione di artisti famosi come Canaletto, Guardi, Bellotto e altri, che ritrassero più volte scorsi del luogo, e testimonianze illustri sulla sua amenità (es. Goldoni), sono la conferma che Dolo fu centro di grande richiamo e tale rimase per molto tempo. Anche l'esistenza di caffè e locande in numero elevato (alcune rimangono ancor oggi) attesta la centralità del luogo: "Al Popolo", "Ai Due Mori", "Alle Due Spade", "Alla Campana", "Da Pulse", "Alla Corona", "Al Boccalon", "Alla Busa", "Alla Luna", "Ai Tre Gobi", "Alla Giudecca". Al rinomato albergo "Garibaldi" si fermava la diligenza che faceva servizio Mestre-Padova e vi procedeva al cambio dei cavalli. In tempi più recenti la storia di Dolo fu segnalata da eventi noti: a seguito della caduta della Repubblica di Venezia sotto il dominio francese (1797) il cantone dell'abitato di Dolo, per decreteo del Bonaparte, venne aggregato al Distretto di Venezia e al Dipartimento dell'Adriatico; dal 1815 Dolo fece parte del Regno Lombardo-Veneto, fino al 1866, anno di annessione al giovane Regno d'Italia.
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