| Titolo | RECANATI |
| Categoria | Città |
| Argomento | Generale |
| Stato | ITALIA |
| Citta | RECANATI |
| Indirizzo | |
| Cap | |
| Provincia | Macerata |
| Nome Alternativo | |
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| Recapiti | |
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| Pubblicato da | Sovrana |
| Fonte | TSCITTA2 |
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Città che vive nel culto di un eccelso poeta come Giacomo Leopardi, e nel ricordo, meno remoto e forse più intimamente affettuoso, del tenore Beniamino Gigli. Recanati è talmente ricca di memorie leopardiane che non è davvero il caso di farne oggetto di un tour veloce: si tratta, al contrario, di una città della quale bisogna leggere le atmosfere particolari attraverso una precisa individuazione dei luoghi cantati dal poeta, e una serena contemplazione. Così, per visitare la città, è consigliabile rileggere prima qualche pagina e qualche lirica di Leopardi, ad esempio ‘A Silvia’, ‘L’infinito’, ‘Il passero solitario’. Da notare, per inciso, che Recanati ha avuto momenti di storia importanti nell’alto Medioevo e nei secoli successivi. Piazza Leopardi, dalla quale conviene iniziare il giro, reca al centro il monumento del grande Giacomo, eretto nel centenario della nascita (1898). La Torre del Borgo, alta 30 metri, è sulla sinistra: risale al XII secolo, è discretamente conservata e reca in cima merli ghibellini. Faceva parte, un tempo, dell’edificio comunale. Sul lato sinistro un leone rampante che rappresenta il simbolo della città. Di bell’effetto scenografico il largo, imponente Palazzo Comunale, che presenta due ali laterali avanzate. All’interno ospita la Pinacoteca, fondata sempre nel 1898, ricca di pezzi eccezionali. Sul piano della memoria storica del Poeta è assai significativa la sua maschera funebre, come risultano interessanti il busto e la testa di Leopardi, i ritratti suo e dei familiari, manoscritti ecc. Nelle due sale successive sono visibili testimonianze di Beniamino Gigli: i costumi indossati in ben 31 opere, onorificenze, diplomi e fotografie, doni e cimeli e la singolare ‘rassegna stampa’ che documenta i commenti di giornali di tutto il mondo sulle tappe di una carriera mitica. Anche la discoteca personale di Gigli è stata trasportata qui. Ma le sorprese più esaltanti si trovano nella quinta sala: si tratta delle opere di Lorenzo Lotto tra cui la famosa ‘Annunciazione’, la ‘Trasfigurazione’ e un celebratissimo Polittico, capolavoro del periodo giovanile. Sulla piazza sorge anche la chiesa di San Domenico, romanica e ricostruita nel 300. Recandosi in viale Battisti, si può prendere visione delle mura, caratterizzate da torri cilindriche. Dove ora ci sono i campi da tennis sorgeva una volta l’area del gioco per il pallone a bracciale: il giovane Giacomo fu colpito dalla bravura e dalla potenza di Carlo Didimi, al quale dedicò l’ode famosa. Ritornando nel cuore della cittadina incontriamo la chiesa di Sant’Agostino, del XIII secolo poi rielaborata. Nel convento attiguo alla chiesa c’è un ampio chiostro, dal quale si può vedere la ‘Torre del passero solitario’, che è poi il campanile della stessa chiesa. Ci inoltriamo nei veri e propri luoghi leopardiani: al n. 5 di via Antici, l’omonimo palazzo appartenente alla famiglia della madre del Poeta. Quindi la sorpresa della piazza del Sabato del Villaggio, con il Palazzo Leopardi, la chiesa di Santa Maria del Monte Morello (dove Giacomo ricevette il battesimo) e la casa di Silvia (Teresa Fattorini, figlia del cocchiere dei Leopardi) cui è dedicata la notissima poesia. All’interno di Palazzo Leopardi sarà possibile vedere il tavolo di studio e il calamaio del Poeta, i manoscritti giovanili, un ritratto a matita dello stesso Giacomo dal quale vennero tratti quelli successivi. Per i leopardisti segnaliamo la presenza del noto Centro nazionale di studi leopardiani accanto al Palazzo della famiglia: esso è fornito di una biblioteca e possiede, in microfilm o copia, tutti i manoscritti del grande recanatese. La tappa finale dell’itinerario è anche il punto più alto della contemplazione: il Colle dell’Infinito legato forse ai versi più noti nel mondo di Leopardi, dove è scolpito il primo verso del celebre idillio ‘Sempre caro mi fu quest’ermo colle’.
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Qualità media:
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